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Il Vangelo e Lucia –  29 gennaio 2012
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giovedì 26 gennaio 2012

Il Vangelo e Lucia - 29 gennaio 2012

Quarta domenica del tempo ordinario - Anno B

Dal Vangelo di Marco 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

La potenza della parola

Dopo la sua morte, anche chi aveva perso la fede in lui, come i due di Emmaus, continuava a ricordarlo "potente in opere e in parole".
Questa potenza segna l'inizio dell'azione pubblica di Gesù. Una forza che abita ciò che di più fragile può apparire: la parola. Quel secco e affascinante "Seguitemi", pronunciato sulle rive del lago, aveva trasformato la vita di alcuni pescatori. Ora la potenza della parola di Gesù di Nazareth stana il male che c'è dentro ciascuno di noi.
E' quanto avviene a Cafarnao, nel primo sabato dell'agire di Gesù. Entrato nella sinagoga (nella foto piccola: quel che ne resta, oggi), la parola con cui commenta la Sacra Scrittura scuote e impressiona fortemente gli ascoltatori. Nessuno mai ha parlato con tanta autorevolezza. Non è il dire di chi parla per professione, come gli scribi. E' una parola che non dà informazioni, ma che trasforma.
Nulla viene riportato di ciò che Gesù ha detto. Lo sappiamo da quanto poco prima Marco ci ha ricordato: "Annunciava il Vangelo di Dio".
E' la potenza della gioiosa notizia che riempie di stupore quanti sono presenti nella sinagoga. E' ancora la stessa meraviglia di Maria, dei pastori, dei Magi, di Zaccheo..., di quanti non avrebbero mai immaginato la bontà di Dio farsi così vicina.

Una terribile, ed insufficiente, professione di fede

Eppure qualcuno non può tollerare un tale annuncio; per lui suona solo come "rovina". Così dichiara, nella sinagoga, l'uomo posseduto dallo spirito del male. Chissà quante altre volte era venuto in quel luogo di culto, eppure era rimasto come prima, con il male annidato nel profondo del suo essere. Ora però una parola nuova e piena di energia sta stanando quella presenza diabolica. Lui sa chi è colui che lo porterà alla rovina e lo dichiara:"Io so chi tu sei: il Santo di Dio". Terribile professione di fede! Anche il demonio sa chi è Dio, ma non si affida a lui. Non basta una fede creduta con la mente, se non è anche una fiducia rivolta a Dio, di tutto il nostro essere.
Non dimentichiamolo mai, quando diciamo che noi sappiamo che Dio esiste: non è sufficiente.
Solo chi accoglie con gioioso stupore la parola del Signore, sperimenta la presenza liberante dell'Amore.
E' eccessivo affermare che nelle nostre comunità, nelle nostre messe, ci siamo assuefatti alla parola di Dio? Ci pare di sapere tutto su Dio. Rivendichiamo le "radici cristiane, ma i frutti sono quelli del "tedio dell'essere cristiani sempre nuovamente percepibile" (Benedetto XVI).

Lucia non era certo una "funzionaria di Dio"

Lucia si è lasciata raggiungere dalla potenza della parola di Gesù. Non era una "scriba" della parola, non parlava come tanti "funzionari di Dio". C'è chi ricorda ancora come spiegava la passione di Gesù ai bambini del catechismo. Qualcuno di loro avrebbe confidato, un giorno, l'impressione profonda ricevuta, ben diversa dalla scontata predicazione di qualche sacerdote.
Poche settimane prima di morire, nell'ultima circolare alle volontarie, terminava con l'invito ad imparare a memoria Gv 15, 9-17. In quel suo testamento Gesù assicurava che tutte le sue parole le aveva dette "perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena".

Don Antonio Guidolin

 

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