(0) Commentigiovedì 9 settembre 2010
A causa di un problema tecnico questa settimana
non abbiamo ricevuto il commento al Vangelo di don Antonio
Guidolin
Contiamo di riprendere la pubblicazione la prossima settimana.
Anche perché sappiamo che in tanti apprezzano questi
interventi!
Ecco comunque il testo del Vangelo di domenica 12 settembre
Dal Vangelo di Luca 15,1-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i
pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi
mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia
con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento
pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va
in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha
trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa,
chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me,
perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta".
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo
peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i
quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non
accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente
finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche
e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato
la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è
gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si
converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più
giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di
patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le
sue cose, partì per un paese lontano e là
sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando
ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed
egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a
mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che
lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto
saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli
dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti
salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di
fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli
dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non
sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come
uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo
padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione,
gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a
te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il
padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più
bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i
sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo
e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed
è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu
vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno
dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello
gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e
salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre
allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre:
"Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo
comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i
miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale
ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai
ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei
sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma
bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo
fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed
è stato ritrovato"».