(0) Commentilunedì 30 agosto 2010
Ventiduesima domenica del tempo ordinario - Anno
C
Dal Vangelo di Luca 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.
Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la
moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita,
non può essere mio discepolo. .
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non
può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a
calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di
finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo,
dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato
capace di finire il lavoro".
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede
prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi
gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è
ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non
può essere mio discepolo».
La radicalità di Gesù, e dei grandi
testimoni della fede
"Siccome molta gente andava con Lui...". E uno subito immagina
il senso di gratificazione che Gesù avrà provato nel
vedersi seguire da tante persone. Siamo tutti così sensibili
a valutare la riuscita di ciò che facciamo dai numeri che
sappiamo raccogliere attorno a noi. Ora invece le parole del
Signore arrivano come acqua sul fuoco dell'entusiasmo
popolare.
Seguire Gesù domanda una decisione radicale: tutto
va subordinato all'amore per Lui.
Luca mantiene un ebraismo che, per quanto lo si voglia spiegare o
addolcire, rimane urtante: "Chi non odia suo padre, sua madre (...)
la stessa sua vita, non può essere mio discepolo". E' chiaro
che Gesù non chiede il disprezzo del quarto comandamento o
il rifiuto delle relazioni umane. "Odiare" ha il valore di
"posporre decisamente", di subordinare tutto alla scelta di
Gesù, come primo amore. Mantenendo la durezza di quel
termine, che Matteo attenuerà con "amare di più..."
(Mt 17,37). Luca vuole mettere in luce tutta la serietà
della sequela di Cristo.
I grandi testimoni della fede hanno sempre saputo richiamare tale
radicalità, oltre che con la loro vita anche con richiami
espliciti. Scriveva frére Roger:
"Scegliere il Cristo è questione di tutto o di nulla, non
c'è giusto mezzo. Arriverai fino a portare nel tuo
corpo i segni del Cristo e il fuoco del suo amore? Questi
si riconoscono quando puoi dirgli: 'Mi hai amato per primo , tu sei
la mia gioia, il mio amore essenziale, ciò mi basti!'"
Il tutto o niente di Lucia
Lucia Schiavinato scriveva a pochi mesi dalla
sua morte: "Vi supplico: prendete paura se, revisionandovi,
constatate che Cristo non è veramente l'amico, il pensato,
il desiderato con la sete di scoprirlo sempre più e di
vivere e far vivere l'amore che lo ha portato a stare con noi sulla
terra".
Non è di un "amoruzzo" sentimentale che Lucia si
accontenta, anzi lo rigetta come insidia ad un'adesione sofferta,
ma totale e gioiosa, al Signore. Lucia è donna del "tutto o
niente".
Sai qual è il prezzo da pagare per seguire
Gesù?
Gesù è consapevole di chiedere qualcosa di molto
impegnativo. Per questo dopo aver enunciato le esigenze della
sequela introduce due piccoli esempi. Sii come colui che prima di
costruire una torre o di attaccare il nemico valuta bene i suoi
mezzi finanziari o militari. E' il richiamo a non prendere alla
leggera le esigenze della vita cristiana. Gesù non
vuole scoraggiare, ma neppure illudere che dietro a Lui si possa
andare solo per "sentirsi bene", o per trovare un calmante per i
dolori della vita. La sequela di Gesù domanda di
essere pronti a dare tutto fino in fondo. Sei consapevole di
ciò? Sai bene quale è il prezzo da pagare?
Seguire Gesù è "grazia a caro prezzo", ci ha
ricordato il pastore luterano Bonhoeffer (nella
foto piccola), negli anni in cui la reazione al nazismo
chiedeva ai credenti in Gesù di confessare la loro fede fino
al disprezzo della vita. "E' a caro prezzo, perché l'uomo
l'acquista al prezzo della propria vita, è grazia
perché proprio in questo modo gli dona la vita".
Non chiede i nostri servizi, ma il nostro
amore
E chi può dirsi fatto per una tale radicalità?
Ancora una volta. non si vuole forse fare del cristianesimo una
scuola per i più forti? La risposta può venire
solamente dall'intimo incontro con colui che sembra chiedere
troppo. Incontrare Cristo è scoprire che dal suo
cuore un'onda d'amore si riversa soprattutto nei cuori dei
peccatori pentiti.
"Gesù esige non tanto i nostri servizi - scrisse madre Basilea
Schlink - quanto invece, prima di ogni altra cosa, un amore
personale che faccia convergere tutto su di Lui, che lo inondi, che
voglia offrirgli doni e sacrifici senza misura, un amore a cui
importi di lui, di Gesù".
Con quella radicalità che la caratterizzava, Lucia continua
ancora a dirci quanto scriveva alle sue Volontarie: "Noi siamo di
Dio, e vogliamo entrare sempre più in profondità di
relazione con Lui. Costi quel che costi....Siate audaci,
siate sincere, siate totali. Cristo è l'Alfa e
l'Omega, senza di Lui niente".
don Antonio Guidolin