Piccolo Rifugio Onlus
Mamma Lucia Fondatrice del Piccolo Rifugio ONLUS
Residenze per disabili
Piccolo Rifugio: sette case che sono anche famiglia per circa cento persone con disabilità, in tutta Italia. Fondatrice: la serva di Dio Lucia Schiavinato.
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mercoledì 8 luglio 2009

Continuiamo il nostro percorso all'interno del Progetto pedagogico sociale della Fondazione Piccolo Rifugio, curato dal direttore della progettazione sociale Carlo Donadel.
Per leggere l'intero Progetto pedagogico, contattare la Fondazione Piccolo Rifugio (0421 330344, ufficiostampa@piccolorifugio.it). In www.piccolorifugio.it abbiamo già presentato due sintesi dei capitoli dedicati all'antropologia di riferimento, cioè alla visione dell'uomo che sta alla base dell'agire del Piccolo Rifugio, ed al "pentagono", cioè i tratti fondanti del Piccolo Rifugio. Questa volta presentiamo un estratto del capitolo "I valori etici di riferimento".

Un orientamento che nasce da mamma Lucia
Nella tradizione degli scritti di mamma Lucia, e nell'evocazione del ricordo della sua presenza nella comunità, ricorrono alcune parole chiave che vengono costantemente riproposte come punto di orientamento per la quotidianità della vita al Piccolo Rifugio.

Piccolo Rifugio
La stessa scelta di denominarsi Piccolo Rifugio, esprime già quello che vuole essere uno stile di vita. "Piccolo", perché la dimensione minuta è quella delle "pietre scartate"dalla cultura dell'efficienza e dell'utilità.
"Rifugio", perché in esso si vuole identificare il luogo dell'accoglienza e della protezione verso una "fatica" del vivere che altrimenti non conoscerebbe luogo dove riposare.

Dare voce a chi non ne ha
L'obbiettivo di "Dare voce a chi non ne ha" ha orientato fin dall'inizio la scelta di stare accanto a chi non ha autonomia né strumenti personali per ottenere rispetto e dignità di vita.
Questa espressione inoltre rende conto della complementarietà che si dà tra il valore della solidarietà e quello della cultura.
La solidarietà abbisogna dell'apporto di riflessione e di approfondimento scientifico che ne declina la capacità di attenzione, di promozione della dignità umana e di superamento del pregiudizio.
La cultura poi trova la sua concretezza e il suo inveramento quando diventa azione quotidiana, stile di relazione, promozione concreta dei diritti di cittadinanza.
Ciò obbliga ad assumere, oltre che l'onere del servizio, anche quello della sensibilizzazione e, ove necessario, quello della denuncia.

Spirito di famiglia
La scelta di vivere nella piccola dimensione e di proteggere la vita si concretizza in un'altra delle espressioni più ricorrenti: lo spirito di famiglia. Essere famiglia è lo stile che la comunità del Piccolo Rifugio sceglie per essere accanto a suoi ospiti.
Lo spirito di paternità/maternità, che nella vita è alla radice del prendersi cura di chi ha bisogno della nostra maturità ed esperienza per avere garanzia di vita, è l'anima profonda dello stare insieme in comunità.

Progetto di vita
Conseguenza dello stile-famiglia è la scelta di dare priorità alla promozione della soggettività e allo sviluppo delle potenzialità individuali. L'attenzione ai bisogni del soggetto e quindi la personalizzazione di ogni percorso assistenziale e formativo sono costantemente perseguiti in via prioritaria.

Promozione globale della persona umana
La fatica di vivere legata alla malattia e all'infermità chiede di non chiudersi ad una visione organicistica della sofferenza, bensì esige di saperne interpretare tutte le manifestazioni, soprattutto quelle più strettamente individuali. La struttura multidimensionale della persona amplifica le dimensioni e i livelli della sofferenza; solo la prospettiva della globalità consente di coglierne i vissuti e soprattutto di integrali nelle strategie di sostegno e di cura.

Alleviare per elevare
"Alleviare per elevare" è l'espressione di Lucia Schiavinato diventata riferimento fondamentale per l'esperienza del Piccolo Rifugio.
Non si tratta solo di accettare la sofferenza nel senso di una passività inevitabile, ma innanzitutto di darle il significato di strumento di salvezza, alleviando per quanto possibile, cancellando, o quanto meno togliendo forza agli aspetti umanamente intollerabili.
Si tratta di aiutare ad orientare la sofferenza innanzitutto verso la prospettiva dei significati, liberandola da quella logica del non-senso o dell'assurdo che ha talora incatenato la cultura del nostro tempo. Elevare ha in sé la cifra del sollievo e dell'alzare lo sguardo verso una meta finale, capace di polarizzare e di trascinare verso sé la globalità della propria esistenza individuale, e perciò anche la quota di sofferenza che la accompagna.

Abbiamo creduto all'amore
Questa proiezione della sofferenza verso la prospettiva del senso nasce da quella forte convinzione che ha determinato la nascita del Piccolo Rifugio: "abbiamo creduto all'Amore".
La fiducia che l'amore è possibile, e soprattutto credibile, è la grande forza interna che ha sempre sostenuto il valore della gratuità, della fede nella Provvidenza oltre la ragione, anche quando la realtà sembrava negarla.
Credere nell'Amore significa vivere una missione che va oltre la propria vita, oltre il contingente; significa abbandonarsi nelle mani di un disegno che ci trascende.

L'Amore vince
La fiducia nell'amore si radica in un'altra forte convinzione: l'Amore vince. La certezza dell'emergere finale del valore dell'amore nasce innanzitutto dalla constatazione vissuta di questa esperienza. È questo ciò che emerge da una lunga vita vissuta in comunità ad accogliere chi è fragile e sofferente; chi è divenuto, in forza della propria vulnerabilità, una pietra scartata.

Con tutto il mondo nel cuore
Nel Piccolo Rifugio l'amore non è mai stato però un semplice livello di intimità, di autocompiacimento emotivo, bensì coscienza della radicale prospettiva solidale del vivere umano orientato alla pienezza e all'apertura alla mondialità .
L'amore individuale e personalizzato che caratterizza lo stile di assistenza dentro le comunità del Piccolo Rifugio vuole resistere alla tentazione della chiusura.
In realtà ogni sofferenza individuale è collegata ad una dimensione universale, redentiva e sociale, che non può essere trascurata. L'amore e l'impegno verso il singolo devono sempre aprirsi ad una visione più complessa e ad un'analisi adeguata delle cause che hanno generato la sofferenza.

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