(0) Commentimercoledì 17 giugno 2009
Continuiamo il nostro percorso all'interno del Progetto
pedagogico sociale della Fondazione Piccolo Rifugio, curato dal
direttore della progettazione sociale Carlo Donadel.
Per leggere l'intero Progetto pedagogico, contattare la Fondazione
Piccolo Rifugio (0421 330344, ufficiostampa@piccolorifugio.it).
Nel numero di febbraio 2009 dell'Amore Vince e qui abbiamo
presentato la sezione del Progetto intitolata "Antropologia di
riferimento", cioè il concetto di uomo che il Piccolo
Rifugio porta avanti. Stavolta affrontiamo il
"Pentagono", cioè i 5 tratti
fondanti del Piccolo Rifugio, i 5 elementi che
caratterizzano la vita della persona con disabilità che vi
vive. Lo schema del pentagono è nella foto qui a fianco.
1) La comunità del Piccolo Rifugio
Il Piccolo Rifugio nasce prima di tutto come una proposta nuova
di vita: la comunità offre il contesto non solo alle
attività di riabilitazione, ma anche e soprattutto al
percorso esistenziale della persona. (...)
Fin dalle origini si è voluto parlare di "spirito di
famiglia" per indicare non solo il "nutrimento", la protezione e lo
stile di accoglienza che dovevano caratterizzare la
comunità, ma anche per affermare che le persone
disabili erano chiamate in questo contesto ad esprimere e a
condividere molto: le decisioni circa la gestione della
casa, le responsabilità nella conduzione ordinaria e nei
servizi quotidiani, a misura delle capacità di ciascuno.
(...)
2) La persona e la ricerca di senso: l'ideale cristiano,
il carisma eucaristico e la comunità di fede
La persona accolta è sostenuta non solo dalla calda
circolazione di affetti che caratterizza la comunità, ma
anche dal fatto di poter costruire un progetto di
vita che sia completo della dimensione etica e
spirituale.
(...)
Alla radice originaria del Piccolo Rifugio vi è il
carisma fondato sull'Eucaristia. Pane spezzato e
vino versato sono le due dimensioni che segnano la vita comunitaria
e solidale con le persone accolte. (...) La dimensione
religiosa rafforza e produce nuovo senso a questa prospettiva di
solidarietà e servizio, e soprattutto indica la nuova
speranza di una salvezza radicale e definitiva. Una
vittoria finale e totale da parte dell'amore sulla sofferenza e
sulla morte. Un riscatto che comincia qui e ora secondo lo stile
del servizio e del dono della vita. (...) E' qui la radice profonda
dell'impegno all'umanizzazione che trasforma la pietra scartata in
testata d'angolo.
3) La persona, gli amici, i volontari
Il volontariato è un connotato fondamentale della vita
dei Piccoli Rifugi. I volontari (...) sono spesso dei compagni di
viaggio capaci di raccogliere le confidenze e i moti dell'animo
più intimi. (...) Ma soprattutto sono il volto concreto che
realizza il valore della reciprocità. Soprattutto
nella relazione con il volontario/amico la persona può farsi
avanti non solo come portatore di bisogni e destinataria di servizi
ma come persona capace di donare qualcosa all'altro.
(...)
4) Famiglie di appartenenza delle persone
accolte
(...)
Il dialogo con la famiglia di origine della persona accolta
costituisce un elemento importante della progettazione
educativa del Piccolo Rifugio.(...) Perché ciò non
resti una semplice enunciazione di principio è fondamentale
individuare i reciproci ruoli e contributi.(...)
E' necessario che la comunicazione tra Piccolo Rifugio e famiglia
sia resa continua e sistematica.(...)
5) Territorio e comunità locale
allargata
La costruzione di relazioni significative è fondamentale
perché la persona disabile si possa sentire membro
attivo di una comunità non limitata ai confini del Piccolo
Rifugio.(...) Ciò coinvolge la stessa struttura del
Piccolo Rifugio che è spinta a non pensarsi in termini di
autoreferenzialità. (...)
Questa logica (...) ha anche, e da sempre, una forte valenza
culturale ed educativa: fin dai primi tempi all'interno dei Piccoli
Rifugi vi è la raccomandazione di (...) interessarsi
a ciò che accade "vicino a noi e lontano da noi".
Riecheggia il motto di don Milani: "I care". (...) Dunque
aprirsi al mondo può essere strumento per
riguadagnare le proporzioni e le misure della propria
esistenza. (...) Ancora una volta la persona esprime la
sua piena dignità non ripiegandosi sul proprio disagio, ma
facendosi carico e facendosi responsabile (a misura delle proprie
abilità e risorse) anche dei bisogni altrui.