(0) Commentivenerdì 30 gennaio 2009
Con un convegno a Vittorio Veneto, la
Fondazione Piccolo Rifugio ha presentato il suo Progetto pedagogico
sociale: un documento che cerca di riassumere e di rendere chiaro
cosa fa il Piccolo Rifugio e come, il suo spirito e la sua identità.
Un punto di riferimento per chi opera ogni giorno al Piccolo Rifugio
e anche per tutta la progettazione dei servizi.
Il documento è disponibile presso i
Piccoli Rifugi, oppure scrivendo a ufficiostampa@piccolorifugio.it
Su www.piccolorifugio.it e nell'Amore
Vince, dopo aver pubblicato la presentazione generale del Progetto a
cura del suo curatore Carlo Donadel, cominciamo ora (oltre che su
L'Amore Vince di febbraio 2009), a puntate, una sintesi ragionata del
Progetto.
Primo tema è l'antropologia di
riferimento, cioè la visione dell'uomo su cui si basano l'idea e
l'azione del Piccolo Rifugio, e quindi anche lo stesso Progetto
pedagogico sociale..
Il video del vescovo: la persona umana non è negoziabile
E' stato il vescovo di Vittorio Veneto
mons. Corrado Pizziolo, nel suo intervento al convegno di novembre, a
sottolineare l'importanza di questo radicamento.
Qui il video con l'intervento del
vescovo
“Se i fondamenti non fossero stabili
– ha detto - (…) tutto sarebbe sottoposto al famigerato
“dipende”, tutto diventerebbe convenzione, negoziabile. (…)
Questa è la situazione che viviamo oggi, tendenzialmente. (…)
Invece la persona umana non e disponibile a questa mercificazione,
perché e garantita dal fatto di essere voluta personalmente da
qualcun altro(...). Il Piccolo Rifugio è segno concreto che vivere e
operare secondo queste convinzioni e' possibile. (…) C'è un
progetto alla base, e a partire da questo si elaborano linee concrete
ed efficaci di intervento. Questo sforzo risponde a principio:
occorre che il bene sia fatto bene”.
ANTROPOLOGIA DI RIFERIMENTO: L'UOMO SECONDO IL PICCOLO RIFUGIO
(Estratti dal capitolo “L'antropologia
di riferimento” del Progetto pedagogico sociale)
Sei più del tuo corpo
Si può affermare che il punto di
riferimento è la concezione della persona umana che ha attraversato
la storia del pensiero fino a contrassegnare il personalismo
cristiano.
(…) Significa riferirsi ad una realtà
(…) che è infinitamente più del suo corpo, o dell’immagine con
cui appare a se stessa o agli altri. Una realtà che non si lascia
ridurre all’insieme degli avvenimenti (…).. Potremmo anche dire
una realtà che sta dietro o “sotto” la molteplicità o
mutabilità di essi. Si dà dunque persona in tutta la sua dignità
anche quando una o più delle sue funzioni risultano compromesse.
Progetto, quindi vivo
L’uomo è un essere progettuale.
Continuamente cioè “gettato avanti”, proteso incessantemente
verso obiettivi nuovi (...). E in questo gettarsi in avanti si
dispiega tutta la dimensione della ricerca del senso. La visione
antropologica secondo la quale l’uomo è mosso alla vita e
all’azione soltanto dalla soddisfazione dei bisogni o dalla ricerca
del piacere è pertanto superata. La realizzazione dell’uomo o se
si vuole “la felicità”, in questa prospettiva, è collegata alle
ragioni di senso congiuntamente alla possibilità di attuare in modo
unico, creativo e irripetibile la propria umanità, stanti anche
condizioni di assenza di piacere o di sofferenza.
La verità e il senso della vita
La persona è costitutivamente aperta
alla verità, è “da sempre” in relazione con la verità. La
realizzazione di sé ha a che fare con la ricerca di tale verità
che appare come qualcosa che è presente in me. (...)
Così i sentimenti fondamentali della
persona, i bisogni profondi(..,), ma anche la sofferenza, la malattia
portano con sé un rimando ad una realtà che (…) è in grado di
offrire luce all’esistenza. Quello che accade dentro e fuori la
persona è in relazione con il Senso della sua vita. Un senso che non
è prodotto, ma dato ed è tale che, se l’uomo non vi aderisce (…)
non può sperimentare la piena realizzazione di sé.
(…) Il desiderio fondamentale
dell’esistenza non è la libido, come vorrebbe la visione
freudiana, ma il desiderio di riconoscimento o se si vuole di
carezze.
Il senso della comunità
È all’interno di una comunità in
cui si dà spazio alla comunicazione (…) e in cui si dà spazio a
rapporti di reciproca solidarietà che si costituisce il sostegno
fondamentale alla soggettività del singolo. (…) È la comunità
reale capace di fare esercizio di accoglienza, di liberazione e di
motivazione alla responsabilità per il bene comune, che consente e
stimola i singoli a progredire e ad esprimersi.
Mi prendo cura di te
La piena maturità personale poi è
nella capacità non solo di prendersi cura di sé, ma anche di uscire
dal guscio dell’individualità e, a misura della proprie
capacità, volgere lo sguardo all’altro: interessarsene, prendersene
cura.